Il CRI (Coach Role Impact) misura quanto un allenatore incide sul rendimento fantacalcistico di un reparto rispetto alla media della lega: la scala va da -3 a +3, lo zero è la media, e ogni valore esprime fantavoto sopra o sotto la norma di ruolo. Nella stagione 2025/26 il facet attacco racconta una gerarchia netta: pochi tecnici valorizzano davvero le punte, molti le neutralizzano. E per chi prepara l’asta, questa è informazione che vale quanto una quotazione.

Chivu, il moltiplicatore d’attacco dell’Inter

Il numero più alto della lega appartiene a Cristian Chivu: +1.31 su 38 partite. Tradotto: sotto la sua gestione, gli attaccanti dell’Inter hanno reso in media 1.31 punti di fantavoto sopra la media di ruolo della Serie A, su un campione che copre l’intera stagione. Non è un picco episodico, è un’impronta strutturale. Il distacco dal secondo classificato, Gian Piero Gasperini a Roma con +0.65, è di quasi il doppio: nessun altro tecnico del campionato si avvicina a questa capacità di trasformare il reparto offensivo in una macchina da bonus. Alle spalle dei primi due, Raffaele Palladino all’Atalanta e Luciano Spalletti alla Juventus condividono lo stesso +0.52, entrambi però su campioni parziali, 27 e 29 partite. Chiudono la fascia nobile Antonio Conte a Napoli con +0.33 e Fabio Grosso a Sassuolo con +0.30, valori positivi ma di un altro ordine di grandezza rispetto al vertice.

Pisa, il buco nero offensivo del campionato

All’estremo opposto c’è un caso di studio: il Pisa. Oscar Hiljemark chiude la stagione con -0.99 su 15 partite, il valore più basso dell’intera Serie A. Il dato che rende la situazione ancora più eloquente è che il suo predecessore sulla stessa panchina, Alberto Gilardino, si ferma a -0.98 su 23 partite. Due gestioni diverse, stesso identico risultato: gli attaccanti del Pisa hanno reso un punto pieno di fantavoto sotto la media di ruolo per tutta la stagione, a prescindere da chi sedesse in panchina. Quando due tecnici consecutivi producono lo stesso deficit, il segnale supera il singolo allenatore e investe il contesto tattico della squadra. Poco sopra, Paolo Zanetti all’Hellas Verona con -0.74 completa il terzetto delle panchine che deprimono il reparto offensivo.

La zona grigia: dove i grandi nomi non incidono

Tra i due estremi si affolla la parte più interessante della classifica per chi ragiona d’asta. Cesc Fàbregas al Como (+0.21) e Daniele De Rossi al Genoa (+0.16) restano sopra la media, mentre Kosta Runjaic (+0.06), Fabio Pisacane (+0.04) e Paolo Vanoli (+0.01) galleggiano sullo zero: i loro attaccanti rendono esattamente quanto ci si aspetterebbe da qualunque pari ruolo della lega. La sorpresa arriva sotto la linea: Vincenzo Italiano a Bologna (-0.09), Maurizio Sarri alla Lazio (-0.22) e soprattutto Massimiliano Allegri al Milan (-0.27) chiudono in territorio negativo. Sono nomi pesanti, panchine di club che il mercato fantacalcistico tende a sopravvalutare per inerzia, ma il CRI dice altro: nella stagione 2025/26 i loro attaccanti hanno reso sotto la media di ruolo. Eusebio Di Francesco a Lecce (-0.38) e Davide Nicola alla Cremonese (-0.25) confermano il quadro delle provinciali a trazione difensiva.

Il verdetto d’asta

Il marchio di fabbrica del CRI attacco 2025/26 è chiaro: la panchina è un moltiplicatore, non un dettaglio. Gli attaccanti dell’Inter di Chivu meritano un sovrapprezzo consapevole, perché il +1.31 è un vantaggio sistemico che nessun altro contesto replica. Gasperini, Palladino e Spalletti giustificano rilanci mirati sui loro terminali offensivi. Al contrario, ogni punta del Pisa va trattata con estrema prudenza a prescindere dal talento individuale, e i listini gonfiati di Milan e Lazio vanno letti alla luce di un impatto tecnico negativo. All’asta si comprano giocatori, ma si pagano allenatori: il CRI mette il prezzo giusto su entrambi.